Psicologo La Spezia

Psicologo Clinico a La Spezia. Coordinatore pedagogico. Mi occupo di disturbi d’ansia, disturbi del comportamento alimentare e psicologia dello sport.

Laureato in Psicologia Clinica, presso l’Università degli Studi di Parma, iscritto all’Albo degli Psicologi della Liguria n.2571.

Psicoterapeuta in formazione, presso la Scuola di Psicoterapia Integrata.

Ricevo in via Baldassarre Biassa 45 a La Spezia, nello Studio Clinico il Baobab.


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Cosa ho imparato e sto imparando dal mio lavoro?

Dal mio percorso formativo e professionale ritengo indispensabile sottolineare e soffermarmi su tutti gli aspetti connessi all’aspetto del guardare.

Dal vocabolario il verbo guardare:

guardare /guar·dà·re/ soffermare, volgere lo sguardo su qualcosa o su qualcuno; osservare: “fare attenzione, badare; ”“proporsi qualcosa come scopo o come modello, mirare”; etimologiav. tr. e intr. [dal germ. *wardōn] ‘stare in guardia’ •prima metà sec. XIII

Guardare significa quindi custodire, difendere, aver considerazione, avere cura, significa per me anche cercare di comprendere, di capire, significa diventare responsabili anche delle sorti dell’altro, di colui che stiamo guardando.

Guardare è un primo punto di partenza ma è anche un punto di arrivo perché include in se diversi concetti, ma allo stesso tempo li libera, li trasforma come nella triade: essere responsabili – riconoscere – accettare; un guardare che deve essere incondizionato, senza pregiudizi, senza stereotipi, senza categorie o etichette…

guardare è la chiave di accesso per la comprensione di quelli che sono e che potrebbero essere i bisogni dell’altro.

Ma perché guardare?

Perché è un atto di interessamento, è una possibilità per poter comprendere, perché è un primo passo per poter sintonizzarsi con l’altro.

Guardare implica essere nell’azione di chi la sta compiendo, esserci in modo attivo; mentre vedere implica un’osservazione passiva, percepire la realtà attraverso l’uso della vista con una modalità più distaccata.

Abbiamo bisogno di “guardare” poiché ci si nutre di immagini e soprattutto, delle sensazioni che queste suscitano in noi.

Anche le emozioni penose, quelle che ci fanno soffrire vogliono essere guardate: l’unico modo di superarle consiste proprio nel guardarle, perché queste emozioni non tollerano di essere sminuite, represse, dimenticate.

Dott. Alessio Novarelli